Casual chic vuol dire vestirsi in modo comodo ma curato: capi semplici, tagli puliti, tessuti di buona qualità e nessun eccesso. È il registro giusto quando non serve l’abito ma nemmeno i jeans strappati, ed è il motivo per cui compare così spesso negli inviti e nei codici di abbigliamento aziendali.
Se lo trovi su un invito, la traduzione pratica è: niente abito da cerimonia, niente jeans consumati, niente sneakers da ginnastica. Va bene un abito semplice, un completo con pantalone, una gonna con camicia o un buon paio di jeans scuri con blazer. La differenza rispetto al casual sta nei dettagli: le scarpe chiuse invece delle sneakers sportive, la borsa strutturata invece dello zaino, un capospalla che chiuda il look.
Tre schemi coprono quasi tutte le situazioni: jeans scuri, maglia fine e blazer; pantalone ampio, camicia e mocassini; abito midi semplice con giacca o cardigan lungo. Su queste basi si cambia solo l’accessorio a seconda dell’occasione.
Nella maggior parte degli ambienti di lavoro è il registro standard: pantalone in tessuto o jeans scuro, camicia o maglia fine, blazer, scarpa chiusa. Funziona anche in una riunione, e con un cambio di scarpe e accessori regge fino alla sera.
Di sera basta spostare l’accento: stessa base, ma tessuti con più caduta, un tacco medio e un accessorio più deciso. Nel weekend si scende di formalità con sneakers pulite e maglieria più morbida, tenendo però il capospalla strutturato che è quello che regge tutto il registro.
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